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fondamenti e didattica della grafica - prof. fallani home page

Lezione 2

Dispensa del prof. Fiorenzo Fallani ©2004

 

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Il glossario

 

 

La Serigrafia

parte 3

 

Ma non sappiamo niente dell’evoluzione di questa tecnica, bisogna aspettare il 1907 perché l’inglese Samuel Simon brevetti un telaio (o quadro di stampa) con seta da buratto tesa su una cornice di legno; il disegno veniva già eseguito in negativo ma la stampa veniva fatta con una spazzola. Non si sa chi sostituì la spazzola prima con un rullo di feltro, poi con la racla con la lama di caucciù che rivoluzzionerà tutto il sistema di stampa. Nel 1915 a San Francisco John Pilsworth mise a punto un procedimento per stampare diversi colori con un solo telaio e nello stesso anno fu brevettato il primo telaio con matrice ottenuta con il sistema fotomeccanico. Nel 1921 fu costruita la prima macchina per la stampa serigrafica.
Nel corso della seconda guerra mondiale la serigrafia ha ottenuto un notevole sviluppo, impiegata su scala industriale per la stampa di materiale bellico data l’estrema versatilità che permette di stampare su qualsiasi materiale: parti di aerei, elmetti, zaini, cinturoni,fusti di carburante ecc. Paradossalmente si può affermare che la guerra diffuse la serigrafia a livello mondiale.
Nel 1949 fu fondata in Belgio la prima rivista del settore, stampata in francese, olandese e tedesco. in Italia solo nel 1956 Almo Zuliani e Aristide Drusiani stampano il primo numero di “Serigrafia” tuttora edita.
Forse non ce ne rendiamo conto, ma viviamo quotidianamente in mezzo a prodotti stampati in serigrafia tanti e così vari che forse, per rendercene conto, è bene fare qualche esempio: dalla stampa sulle fiale di vetro per iniezioni, ai disegni e parole dei flaconi di prodotti di bellezza, ai quadranti di orologi da polso o da parete, alle strumentalizzazioni di bordo delle auto, degli aerei, delle navi; ai circuiti stampati per l’elettronica, radio, televisori, computer, alle carte da parati, alle piastrelle in ceramica, alle decalcomanie, agli adesivi ecc.; in tutto il mondo la segnaletica stradale è stampata in serigrafia e anche tutti i tessuti sia di fibre naturali che sintetici in pezza o su tessuti già confezionati come magliette, tute, borsoni ecc., manifesti, cartelloni pubblicitari, striscioni stradali ecc.
Bisogna ora parlare anche dei supporti su cui è possibile stampare con la serigrafia e confrontarli con gli altri procedimenti di stampa per avere una visione completa dell’importanza di questa tecnica.

 

 

La Serigrafia

parte 4

 

Con il sistema tipografico, offset e rotocalco, che sono i sistemi di maggior impiego e i più noti, il supporto che si può stampare è solo la carta, di vario tipo e spessore, da un minimo di 60 grammi al mq ad un massimo di 400 g (cartoncino). In serigrafia è impossibile elencare tutti i supporti su cui si può stampare, ma vale la pena di ricordarne almeno qualcuno: carta, cartone di qualsiasi spessore, tutti i metalli, plastica, vetro, ceramica, legno e i suoi derivati, sughero, pellame, cuoio, tutti i tipi di tessuto, laterizi, rivestimenti edili ecc. E’ difficile riconoscere gli oggetti di uso comune stampati in serigrafia, non esiste una regola precisa ma sicuramente si può dire, tutto ciò che non è carta. La stampa in serigrafia è una stampa materica, con uno spessore di inchiostro dalle 4 alle 11 volte superiore a quello degli altri procedimenti citati e presenta una intensità cromatica più marcata per la maggiore quantità di inchiostro depositato sul supporto e passando un dito sopra si può sentire lo spessore dell’inchiostro.
Abbiamo così tracciato una breve storia e una descrizione di questa tecnica di stampa che in pochi decenni ha invaso il mercato mondiale.
Ma vediamo ora l’evoluzione artistica di questa nuova tecnica usata dagli Artisti per realizzare un’opera grafica che si affianca alle altre tecniche artistiche più antiche come la Xilografia la Calcografia (incisione all’acquaforte, punta secca, maniera nera ecc.) e la Litografia.


 

La Serigrafia

parte 5

Dobbiamo ad un artista statunitense, Guy Maccoy la prima esposizione di una serie di serigrafie originali nel 1938. Anthonì Velonis convince molti artisti americani a usare questa tecnica e nel 1940 viene fondata la National Serigraph Society, quasi contemporaneamente, all’Università di Princeton, si apre la Graphic Arts Division dove verranno organizzate esposizioni di molti pittori-serigrafi americani.

Verso questi anni Carl Zigrosser inventa la parola “serigrafia” precisando che “la Serigrafia originale è quella realizzata dall’artista secondo il suo disegno e lui stesso esegue i quadri per ciascuno dei colori da stampare”.

 

Da quel momento la serigrafia è riconosciuta negli Stati Uniti, sia da critici che dai collezionisti come una tecnica grafica-artistica sullo stesso piano delle altre tecniche grafiche più antiche. In Europa bisognerà attendere più di vent’anni prima che questo avvenga, bisogna attendere le Biennali di Venezia degli anni ‘60 per vedere grafiche realizzate con questa nuova tecnica: le prime serigrafie degli artisti della Pop-Art quali Andy Warold, Roy Lichtensteine, Robert Indiana ecc. che entreranno a far parte del mondo dei segni della nostra epoca.


Non è certo per caso che mi sono interessato a questa nuova tecnica, in un primo momento mi ha incuriosito la diversità della matrice rispetto alle altre matrici delle tecniche tradizionali che avevano il compito di trattenere l’inchiostro e depositarlo sulla carta con una pressione di un torchio, mentre nella la matrice serigrafica, per stampare, l’inchiostro deve “attraversare” la matrice con la pressione esercitata su una racla di gomma.

 

La Serigrafia

parte 6

Nel 1968 ho aperto un piccolo laboratorio serigrafico e per alcuni mesi è stato il mio hobby preferito; mi piaceva perchè non avevo maestri che mi imponessero regole precise e lasciavo che l’istinto e la fantasia mi guidassero in questa mia nuova ricerca affascinante e ricca di nuove esperienze.

Cominciai a parlare ad un giovane artista mio amico delle mie nuove ricerche e decidemmo di lavorare insieme; a lavoro finito eravamo entrambi soddisfatti del risultato, lui perchè aveva tradotto in grafica la sua ricerca pittorica, io perchè ero rimasto affascinato di aver trovato soluzioni tecniche per realizzare grafiche non mie ma sentivo che un pò mi appartenevano.

Questo mi dava una nuova sensazione che arricchiva la mia personalità e mi fece decidere di lavorare solo con gli artisti.
Ogni artista ha un propria ricerca pittorica, una propria personalità, proprie esigenze tecniche per tradurre in grafica un suo progetto, è piacevole e divertente entrare nel suo mondo e cercare di capire le diverse problematiche e realizzare insieme un’opera grafica ricca di suggerimenti tecnici in sintonia con le diverse personalità. Talvolta è possibile realizzare una provocazione tecnico-creativa e vedere la reazione dell’artista, positiva o negativa che sia per poi arrivare ad un risultato positivo per entrambi.


Personalmente ritengo che il tecnico debba mettere a disposizione dell’artista tutta la sua conoscenza di tutto ciò che ritiene possibile per realizzare un’opera che l’artista al momento della firma la senta pienamente sua.


Dopo tanti anni di lavoro posso affermare che questo è possibile solo se il tecnico riconosce il ruolo primario all’artista e se riesce a stabilire con lui quel dialogo che personalmente ho sempre richiesto per ottenere il miglior risultato.

foto 1

telaio metallico

Preparazione di un quadro di stampa


1 Cornice metallica in tubo di ferro quadrangolare verniciato. Per lavori di piccolo formato, normalmente le cornici sono fatte in legno perchè più leggere e di conseguenza meglio maneggevoli e dunque adatte per la pratica didattica. foto 1

2 Tesatura del nylon sopra la cornice metallica, agganciato lungo i perimetri con pinze pneumatiche collegate ad un unico compressore per ottenere uno stiramento omogeneo del tessuto. Tale operazione permette alle maglie di aprirsi affinchè l’inchiostro possa quindi passare agevolmente nella fase di stampa. foto 2


 

foto 4

Con un pennello si stende perimetralmente sul tessuto fissato sulla cornice una colla all’acetone in modo che sciolga il nylon e lo immedesimi con il supporto della cornice. foto 3

Una volta asciutta la colla si libera il telaio dalle pinze e si taglia il tessuto in eccedenza. foto 4

 

Si è costruito così il telaio, o quadro di stampa, per realizzare la matrice serigrafica.

 

foto 2

 

foto 3

 

foto 1

 

foto 2

 

foto 3

Preparazione di una matrice serigrafica


Per realizzare la matrice basta a questo punto coprire le maglie del telaio che non si vuole stampare
e lasciare aperte, invece, quelle che devono servire per la stampa. Si conoscono diversi sistemi
per preparare una matrice. Qui è spiegato sia il modo più semplice che quello più complicato.
Il primo è quello che descrive una matrice realizzata intagliando un foglio di carta velina, il secondo
riguarda una matrice improntata con gelatina fotosensibile. Questa tecnica è il metodo professionale
che viene praticato in tutto il mondo per la prepararazione di matrici serigrafiche.


Preparazione di una matrice realizzata con l’intaglio di carta velina


Si procede disegnando su un foglio con penna biro un soggetto, tenendo conto di non stabilire colori troppo a registro perchè sarà difficile, intagliando la carta, farli tornare perfetti. Si sceglie quindi con quanti colori si vuole operare foto 1.

Si prende un foglio di carta velina della medesima grandezza del telaio, posizionandolo al centro del disegno del soggetto da stampare e si comincia ad intagliare il primo colore con il taglierino foto 2.

Una volta intagliato viene posizioniato a rovescio del telaio e a rovescio dell’intaglio, fissandolo ai quatto lati sulla cornice con dello scotch. Si è ottenuto una matrice già pronta per la stampa, con tutte le maglie del tessuto coperte dalla carta velina che non interessano, mentre le maglie che nell’intaglio sono rimaste aperte consentiranno all’inchiostro di passare e stampare così il primo colore nella tonalità scelta sulla base del disegno originale foto 3.


Si fissa ora il telaio, con la velina intagliata e attaccata sul retro, ad un tavolo da stampa. Si versa l’inchiostro che in questo esempio è rosso, e con una pressione sulla racla si porta l’inchiostro da sinistra verso destra foto 4.

 

Si è stampato il primo colore foto 5.

 

Si possono stampare un numero di copie a piacere. L’insieme di copie, progressivamente numerate, viene chiamato tiratura. Si ripete poi lo stesso procedimento per le operazioni relative a ulteriori colori previsti dal disegno originale. Occorre conoscere che gli inchostri serigrafici per essicare hanno bisogno di un tempo della durata
di venti minuti.

Ogni copia di ciascun colore richiede di essere messa per tale tempo su un apposito essicatore foto 6.

 

foto 4

 

foto 5

 

foto 6

 


 

 

Preparazione di un telaio per la stampa

1 - Per facilitare la stampa lavoriamo su un telaio con la cornice di legno di uno spessore di cm 3,50 della misura interna di cm 60 x 40, con un tessuto di nylon monofilo da 77 fili per cmq.


2 - Stampiamo su una carta di cm 50 x 35 con un immagine massima di cm 40 x 25 dato che il telaio della matrice serigrafica deve essere più grande di 5 cm dell’immagine da stampare per i lati orizzontali per quegli verticali di 10 cm, perchè in verticale serve uno spazio utile per creare un deposito per l’inchiostro che permetta alla racla di caricare le maglie per stampare.

 

3 - Fissiamo il telaio su di un tavolo con due cerniere di 6 o 7 cm con due viti per cerniera attaccate al tavolo e altre due viti al telaio, avendo l’accortezza di attaccare le cerniere in modo che il telaio non aderisca al tavolo ma si stacchi di 4 o 5 mm. Metteremo dalla parte opposta alle cerniere uno spessore uguale per creare un fuori contatto necessario per far staccare la carta dal telaio, utilizzando l’elasticità del tessuto, in maniera che l’inchiostro non faccia da collante, e man mano che la racla stampa, l’inchiostro depositato sul supporto, si stacchi automaticamente dal telaio.

 

Preparazione e stampa di una matrice ad intaglio, su carta velina

1 - Progetto.


Su un foglio, disegnamo, con una matita un progetto della stessa misura del foglio che stampiamo la tiratura, nel nostro caso di cm 50 x 35 con un’ immagine massima di cm 40 x 25, a più colori (come primo lavoro limitiamoci a tre) pensando che dobbiamo preparare una matrice peri ogni colore, intagliando della carta velina.


Il progetto dovrà avere queste caratteristiche:
a) innanzitutto non dovrà avere un registro molto preciso fra un colore e l’altro perchè intagliando della carta velina è ben difficile ottenere un registro millimetrico.


b) se si pensa di stampare con inchiostri trasparenti è interessante fare un progetto che abbia delle soprammissioni di due colori per ottenere un effetto a tre colori, ad esempio: se il primo colore lo stampiamo rosso e il secondo lo stampiamo blu, dove i colori si sovrappongono diventa 0viola, cioè un terzo colore.

 

Se si ripete una sovrapposizione del terzo con il colore uno e con il colore due, risulterà una stampa a sei colori. Attenzione! la soprammissione di più di due colori darà un colore scuro, non definito cromaticamente, che può servire solo per fare delle ombre.

c) una volta finito il progetto è necessario ripassare il segno con una penna biro e, se necessario, sgommare il segno a matita; questo ci permetterà di vedere meglio attraverso la velina dove intagliare e in un secondo tempo ci aiuterà a controllare meglio il registro. Con la matita contrassegnamo l’angolo di squadra facendo un piccolo segno nell’angolo in basso a destra. Questo segno, ripetuto nelle veline degli altri colori che dobbiamo intagliare, ci permetterà di posizionare sul tessuto del telaio, con precisione, la matrice stessa .

 

d) selezionamo con dei numeri 1 - 2 - 3 i vari colori da stampare e facciamo una scaletta sul bordo del progetto con l’indicazione di colore: colore 1 rosso; colore 2 celeste; colore 3 arancio. A questo punto abbiamo terminato il nostro progetto.

 

2 - Intaglio


La velina da intagliare deve essere di cm 62 x 42 per coprire tutte le maglie del telaio, va centrata sopra il progetto e fissata lateralmente con piccoli scotch.
Con un taglierino ben affilato, cominciamo ad intagliare il primo colore; avremo un intaglio netto ed abbastanza preciso. Se invece vogliamo un intaglio più sensibile si può strappare la carta, in questo caso bisogna disegnare sulla velina con la matita ciò che si vuole strappare, staccare la velina dal progetto e cominciare a strappare. Questa seconda versione è consigliabile quando ci sono larghi spazi da strappare e non abbiano un registro preciso. In ogni caso, prima di staccare la velina dal progetto bisogna segnare l’angolo di squadra, ci eviterà di sbagliare il posizionamento dell’intaglio, o dello strappo quando andremo a posizionarlo sul telaio. Quando intagliamo o strappiamo una velina ed erroneamente facciamo un taglio non voluto, evitiamo di metterci uno scotch per rattopparlo, lo spessore dello scotch, in stampa, si vedrà; è meglio lasciarlo volante o intagliare un’altra velina. 3 - Posizionamento dell’intaglio sul telaio.

 


Il telaio si appoggia a rovescio sul tavolo, cioè con il tessuto rivolto verso l’alto. La velina va appoggiata sul telaio anchessa a rovescio, viene automatico se metteremo a contatto con il tessuto l’angolo di squadra che abbiamo segnato prima di staccarla dal progetto. Sembra una cosa banale ma se ci riflettete non è così; pensate ad un quadrato o un rettangolo che abbiamo intagliato per stampare un fondo pieno, senza l’angolo di squadra, quando avrete staccato la velina dal progetto non avrete nessun riferimento, né saprete dov’è il diritto o il rovescio, o l’alto e il basso. Se stampate il secondo colore con un angolo di squadra differente dal primo colore, il registro non vi tornerà ed ogni copia vi cambierà registro perchè la carta non è tagliata tutta uguale o l’intaglio non è perfettamente centrato su telaio. Vedete che quel piccolo segno in base all’angolo destro vi eviterà un sacco di guai.
Una volta appoggiata in modo giusto la velina sul tessuto del telaio si ferma con lo scotch ai quattro angoli e ci si assicura che tutte le maglie del telaio siano coperte, tranne quelle che abbiamo intagliato e che ci accingiamo a stampare. Attacchiamo ora uno spessore di 3 o 4 mm. sulla base dell’angolo di squadra, che sarà sempre al lato opposto delle cerniere, ci permetterà di creare quel fuori contatto di qui abbiamo parlato sopra.

         


 

Lezione 1

lezione 2

lezione 3

 

 

docenti

giovanni federle - prof.federle@101010.it

fiorenzo fallani - stamperia.serigrafica.fallani@inwind.it

daniela vedovi - danielavedovi@tin.it

 

ssis veneto - fondamenta moro 2978 - cannaregio - 30121 venezia

telefono 041 2346811