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conferenza di Oliviero Toscani

seminario Rotta-Perissa

laboratorio Trotter-Galante

 

 

parte prima

parte seconda

 

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venerdì 16 aprile 2004
ore 9.30-13.30
venezia IUAV
aula magna tolentini

 

ascolta l'audio della conferenza

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Venezia 16 aprile 2004

Nell'aula magna dei Tolentini gremita, la conferenza di Oliviero Toscani ha tenuto letteralmente inchiodato il pubblico per 3 ore e mezza.

La forza di trent'anni di immagini caratterizzate da una personalità artistica indubbiamente notevole, unite a un eloquio forte e passionale hanno trasmesso a un attento uditorio una vera carica emozionale.

 

Cominciamo a pubblicare, mano a mano che viene sbobinata, la trascrizione della conferenza di Toscani.
A cura di Ilaria Zuin

 

foto di O Toscani

Oliviero Toscani 1

Non sono trent’anni che lavoro, ma sono trentanove! Ho frequentato la scuola d’arte, e ho avuto dei grandissimi insegnanti. Devo dire che ho avuto la fortuna di avere dei bravi insegnanti, penso che ne basta uno che ti dica quelle due tre cose semplici sulle quali poi potrai coniugare tutto il resto. Ho avuto la fortuna di averne un paio, non solamente uno, e tra l’altro sono riusciti a farmi stare attento, perché mentre in Italia preferivo andare al cinema, cioè il cinema mi attraeva molto di più della scuola, e la scuola non mi ---, e devo dire che quando penso al mio tempo scolastico in Italia, il mio istinto è stato molto più bravo, cioè adesso mi dico perché devo avere un senso di colpa invece di andare a scuola quando la mia uscita era molto più interessante? Io sono andato al cinema, ho passato il liceo al cinema. Io ho una grande cultura soprattutto del cinema americano degli anni cinquanta, e poi ho frequentato questa scuola di fumetto non so se qualcuno di voi conosce xxxx , il mio preside era Johannes Jtten , che era il maestro del colore della Bauhaus, ed ho avuto degli altri insegnanti che mi hanno insegnato che forse la scuola poteva essere anche un posto interessante. Ho fatto questa premessa perché forse è la prima volta che parlo ad un gruppo di insegnanti che INSEGNANO l’ARTE. E che dovrebbero spingere la società ad essere libera di… a riconoscere che in ognuno di noi esiste una certa differente identità, che deve essere sviluppata, e io penso che sia l’unica ragione per una vita decente! Perché il creativo, cos’è un creativo? (legge…) ”Mentre gli uomini di potere vorrebbero diventare degli dei, sapete quelli che studiano alla Bocconi, che adesso vanno tutti a studiare Finanza ed Economia, i creativi sono in comunicazione diretta con Dio, il creativo per eccellenza. Ma a loro non interessa sapere particolarmente sapere se Dio esiste oppure no.

 

Si accontentano di essere stati creati creativi, e si considerano per questo molto privilegiati. Mentre gli uomini di potere si consumano nell’invidia. La creatività è GENESI, NASCITA, FORZA DIVINA, ENERGIA, FANTASIA, SOFFERENZA, IMPEGNO, FEDE e GENEROSITA’. La creatività deve essere visionaria, deve essere sovversiva, deve essere disturbante: quindi guardate bene i vostri studenti, quelli che vi rompono più le scatole che magari sono i più interessanti. Comunque sia, deve essere innovatrice, deve spingere idee e concetti, deve mettere in discussione stereotipi e vecchi moduli.

La creatività ha bisogno di energia e di coraggio, sono pochi gli individui ai quali è rimasta questa energia; oltretutto dalla educazione familiare a quella scolastica, religiosa - etica contribuiscono a frenare l’energia creatrice che c’è in ognuno di noi.

I creativi veri sono pochi, una minoranza esigua schiacciata dai
falsi creativi, e da tutti gli altri. Soltanto i creativi veri non hanno
bisogno della creatività, tutti gli altri la temono e la combattono.

 

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Cercano di fermarla perché si rendono conto che la creatività forma le idee nuove, con le quali, anche coloro che non sono creativi dovranno
prima o poi confrontarsi. L’esercito dei non creativi è enorme: uno stuolo di burocrati, che a forza della posizione del potere che ricoprono, si arrogano il diritto di bloccare i processi creativi. Sono lì per rivelare verso la mediocrità, qualunque idea che non sia abbastanza stupida da mettere tutti d’accordo: quindi i giornali sono tutti uguali, le automobili si assomigliano tutte, i programmi alla TV sono intercambiabili e robotizzanti. Le ricerche di mercato costituiscono a definire il cosiddetto “target” pronto a recepire ---- ,
e altrettanto pronto a respingere, secondo l’opinione dei ricercatori, (quelli che vanno alla Bocconi) le innovazioni e le idee.


Se guardiamo l’Italia di oggi, l’unico valore che resta è quello legato alle opere del passato. Venezia è un esempio tipico: l’architettura,
l’arte e la musica, la letteratura dei secoli scorsi, opere coraggiose che oggi nessuno commissionerebbe mai! Mai l’amministrazione
consentirebbe di costruire una città sull’acqua come Venezia. Mai si ripeterebbe una Piazza dei Miracoli di Pisa, mai un Campanile di Giotto.
L’economia è un pretesto. Il potere con la sua mancanza di cultura, del coraggio di investire è il vero sintomo rivelatore della morte della creatività. Il paradosso è tale che, ironia della sorte, i creativi devono costantemente difendersi dai burocrati del potere, i quali non devono mai giustificarsi per la loro mancanza di creatività, e di coraggio, anzi sembrano identificarsi nel ruolo di accusatori e di censori, e solo in quello. In passato la cultura dei grandi imprenditori degli statisti, dei padri della chiesa, è stata sempre legata a uomini creativi e visionari, capaci di spingere e di spingersi nella meravigliosa avventura della ricerca, della scoperta e della conquista, usando trasgressione e provocazione: forze che appartengono< all’arte. Facendo della diversità un valore contro l’omologazione, tutto
questo con la forza della creatività.” (fine lettura) Bene, abbiamo fatto una presentazione di come dovremmo essere, allora ciascuno di noi
si dovrebbe domandare:- ma allora, io appartengo a quel gruppo di creativi, o sono un censore?, o sono un uomo di potere? Che cerca solamente quel consenso per il quale ci si prostituisce al giorno d’oggi?

Vogliamo veramente insegnare, o vogliamo solamente giudicare (sono due cose molto diverse)? Bene…Allora io non ho nient’altro da fare che farvi vedere il lavoro che ho fatto in questi trentanove anni.

 

Ecco, vi faccio vedere le fotografie del tempo. Sono solo un fotografo: tutti dicono Toscani fa la pubblicità, non è vero, faccio fotografie e vi racconto come funziona. Quelle che vedete adesso sono fotografie riprodotte da giornali per i quali ho lavorato negli anni; non ho un archivio; non ho nessuna proprietà che riguarda il mio lavoro, non ho uno studio, sono praticamente nullatenente per quanto riguarda la mia professione.

 

Ho delle macchine fotografiche che però tante volte non uso le mie macchine perché non vanno bene e devo usare delle macchine per il lavoro specifico che devo fare. Chiaramente faccio tutto questo lavoro per chi ha bisogno delle fotografie, sono un mercenario. Lavoro per le aziende, lavoro per gli enti, lavoro per le organizzazioni, lavoro per chi mi propone un lavoro che potrebbe essere interessante

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Allora quelle che vedrete sono fotografie pubblicate sui giornali dei quali poi faccio una riproduzione e tengo solamente la riproduzione di ciò che pubblico. Tutto ciò che non è pubblicato non lo considero neanche più una mia fotografia. Mi interessa solamente ciò che viene usato, ciò che il linguaggio e i mezzi della comunicazione utilizzano come mio lavoro.

 

Diapositive: - Fotografie dell’alta moda degli anni sessanta, quindi forse adesso non impressionano più tanto----; l’alta moda di Valentino, o di Chanel o di Balenciaga che era molto eccentrico.

Ho lavorato per i più grandi giornali di moda del mondo, e tuttora ci lavoro. Questa è una Bazar degli anni sessanta che è forse della rivista più prestigiosa di tutti i tempi, e mi ricordo che c’era l’art director molto prestigioso che voleva che facessi delle fotografie in studio a sfondo bianco, quindi per mi interessava il fatto che si potesse trovare la moda sia d’inverno che d’estate, sempre, perché la moda è sempre sfasata, allora mi interessava meglio collocarla a Roma per strada.

 

Allora feci le fotografie su sfondo bianco, ma nello stesso tempo delle fotografie per strada. Poi mi disse: se ti interessa puoi rintoccare ciò che succede per strada e lasciare soltanto la modella sullo sfondo bianco. C’è sempre la possibilità di fare qualsiasi lavoro nei propri termini. Quando si dice: si, però lo vogliono così,… mi hanno obbligato (!), non è possibile, si può sempre avere una interpretazione personale di qualsiasi cosa. Alla mia scuola, dove cercavano di insegnare arte, ogni allievo doveva fare quattro fotografie di un uovo su un fondo di carta bianco, e l’uovo doveva essere in scala 1:1. Era uno dei primi esercizi che ci facevano fare. Io ero il centunesimo allievo della mia scuola, della mia classe, quindi esistevano quattrocento quattro fotografie di uova, e mi ricordo che quando si mettevano in fila queste foto, era impressionante vedere come un uovo in un fondo bianco era sempre diverso.

 

A parte la diversità della forma dell’uovo (credo che non ci siano mai state due uova uguali) vedere questo esercizio era impressionante, perché allora uno capiva: la mia scelta di mettere una macchina fotografica serve a determinare la forma dinamica. Ecco quindi vedete la dislocazione della moda. Le pellicce e i piatti: l’alta moda che appartiene a una certa società in mezzo al popolo di osti e di presenti alla domenica pomeriggio. E poi ho lavorato per tutti questi giornali, --- la prima polaroid sx-70, quindi state guardando fotografie che hanno trent’anni. Ho avuto la fortuna di poter viaggiare per il mondo, fotografare belle donne, e cosa molto importante: appartengo alla generazione degli anni sessanta. Andavo a scuola alla Roial Colleg (per sei mesi)--- con, Mary Quant colei che inventò la minigonna che con una sforbiciata, fece cascare molti più tabù di tanti sociologi.

Quindi sono sempre in giro per il mondo, lavoro per diversi giornali, nelle loro redazioni, soprattutto Parigi, Londra, New York, Milano di cui vediamo le collezioni… ma in fondo a me piace perché si è veramente responsabili di tutte le scelte, dalla faccia della modella, a come deve essere colorata, ai dettagli, in che modo vado a interpretare un’immagine così… Per esempio: come si arriva alla Scala (di Milano)?


 

 

   

Oliviero Toscani 4

A me piacerebbe che le signore arrivassero in bicicletta, non in lussuose macchine…, e poi ho lavorato con grandi aziende, importanti a livello di comunicazione degli anni settanta: il primo catalogo di compin Garson dell’ottantadue… per fare questa foto ho preso una vecchia moto inglese (?), visto che i giapponesi in questo momento con loro nuovo design, il suo modo di aggredire, allora l’interpretazione di un prodotto giapponese. E poi chiaramente bisogna decidere la luce, in che modo metterla, da che parte, che qualità, quante cose bisogna togliere, questo è un grande problema: bisogna insegnare a togliere, bisogna che ci insegniamo tutti i giorni tutto quello che dobbiamo toglierci di dosso. Io credo che la prima cosa che dobbiamo togliere è la televisione che vediamo tutti i giorni.

 

Io non guardo la televisione, non ho la televisione e non so cosa succede in televisione, non ne sono disturbato… e comunque so cosa succede in televisione, come voi, però non perdo tempo a guardarla. Poi ho avuto la fortuna di contribuire ai primi numeri di tante testate di giornali, disegnando (dato che a scuola avevo fotografia come prima materia, seconda materia, subito tagliata perché c’era grafica, il mio insegnante Liober Muller

 

Brocmann maestro della grafica svizzera, lo ---- durava cinque anni, quindi ho contribuito a disegnare i primi numeri di tanti giornali. Qui vedete della moda che vado a cercare le espressioni , questo è un buon periodo a Londra --- che disegnava le T-shirt in quel periodo, e poi la campagna per Valentino. - Diapositiva della pubblicità dei pantaloncini in jeans:

Oliviero Toscani 5

1973 per un amico, che era il figlio del padrone del Romni-cap, se la conoscete è una ditta grossa, si chiamava Maurizio --- ,voleva fare l’assistente ed era stato lui a ---, anni sessanta sessantacinque, a quegli anni sapete quelle magliette che la mamma vuole che tutti i figli mettano… mi dice, invece di fare quelle magliette lì , perché non fai i blue-jeans?

 

Nel 73 mi venne a trovare e mi disse, sai Oliviero, ho deciso di produrre i blue-jeans. Bisogna fare una campagna: prima di tutto come li chiamiamo? A quel tempo abitavo a ---- nella settima evenue, e lavorando nel mio studio osservavo in un cartellone… Jesus Christ Superstar.. e così: guarda: chiamali Jesus! E’ un nome che bene o male è conosciuto, e aveva una certa fortuna, … e l’aveva fatto quasi di nascosto dall’azienda perché l’amministratore delegato dell’azienda e il padre non volevano assolutamente che lui..

Lo incollammo quasi fisicamente… con un budget vicino allo zero! Solo che quando noi attaccammo il manifesto successe un disastro: a volte bastano due o tre manifesti per far succedere il finimondo. I giornali, l’osservatore Romano, i cardinali, una censura al manifesto… così mi sono reso conto cosa vuol dire fare qualcosa di fuori dal “normale” e del mercato.

 

E ci fu tutta una serie di aggressioni di tipo etico e morale diversa da chi aveva fatto il manifesto, però qualche giorno dopo, prima pagina del corriere, ci fu qualcuno che scrisse questo: “coloro che hanno prodotto questi jeans e li hanno lanciati sul mercato usando per lo scopo uno dei dieci comandamenti ( che tra l’altro non è uno dei dieci comandamenti….) dimostra probabilmente con una certa mancanza di senso di colpa”, - cioè non l’incoscienza di chi non si pone più certi problemi, “di essere già oltre la soglia entro cui si dispone la nostra vita e il nostro orizzonte mentale. C’è nel cinismo dell’immagine di questo slogan un’intensità e un’innocenza… _ Giro prima cassetta _ …che i nuovi --- e i nuovi tecnici sono completamente laici, ma di una laicità che non si misura più con la religione. Tale laicità è un nuovo valore, nato nell’entropia borghese, in cui la religione sta deperendo come autorità e come forma di potere, e sopravvive in quanto prodotto naturale di enorme consumo e forma folcloristica ancora ascoltabile.

 

 

 

 

Oliviero Toscani 5

Ma l’interesse di questi slogan non è solo negativo, non rappresenta solo il modo in cui la chiesa viene ridimensionata brutalmente a ciò che essa veramente ormai rappresenta, c’è in esso anche un interesse positivo, cioè la possibilità imprevista di ideologizzare, e quindi rendere espressivo il linguaggio dello slogan, e quindi, presumibilmente quello dell’intero mondo tecnologico. Lo spirito blasfemo di questo slogan non si limita ad una apodirsi, ad una pura osservazione che fissa l’espressività in pura comunicabilità, essa è qualcosa di più che una trovata spregiudicata. Al contrario essa si presta ad una interpretazione, che non può essere che definita, essa conserva dello slogan i caratteri ideologici ed estetici della espressività. Vuol dire cose che anche il futuro, che a noi religiosi e umanisti appare come distrazione e morte, sarà in un modo nuovo storia, chiarificenza di pura comunicatività della produzione industriale, sarà porta aperta.

 

Infatti lo slogan di questi jeans non si limita a comunicare la necessità del loro consumo, ma si presenta addirittura come la nemesi, sia pure incosciente, che punisce la chiesa con il suo atto volitiano. L’osservatore questa volta è indifeso e impotente, anche se magistratura e poliziotti messi subito cristianamente in moto riusciranno a strappare dai muri della nazione questo manifesto.

 

 

Ormai si tratta di un fatto irreversibile, anche se forse molto anticipato. Il suo spirito è il nuovo spirito della seconda rivoluzione industriale, ed è la conseguente mutazione dei valori.” Primo articolo era questo… successe un altro pandemonio, secondo articolo due giorni dopo: (non l’ho scritto tutto per intero) “La dissociazione che ormai spacca in due medio potere e medio fascista, può essere rappresentata da due simboli opposti, e appunto inconciliabili: Jesus, nella fattispecie il Gesù del Vaticano, e i Blue-jeans Jesus.

Due forme di potere una di fronte all’altra. Dal Vaticano all’apparire di questi prodotti e dei suoi manifesti si sono levati lamenti. La longa mano è rimasta inesplicabilmente inerte. Il Gesù del Vaticano ha perso. Ora il potere democratico clerico-fascista si trova dilaniato fra questi due Jesus. La vecchia forma di potere e la nuova realtà del potere; Pierpaolo Pasolini, 17 Maggio 1973.

 

”Allora qui mi resi conto che uno fa delle immagini di pubblicità e mette in moto tutto un sistema socio politico senza che nessuno vada a comperare necessariamente un paio di blue-jeans. Allora io capii che non esistono classificazioni di lavoro: in qualsiasi lavoro si può mettere in moto quello che si vuole. Noi tutti siamo responsabili delle cose che facciamo giornalmente, anzi, l’impegno personale, la solidarietà non è fatta di assegni che si mandano ai bambini che muoiono di fame, e forse neanche a certe azioni di volontariato----, ma il vero volontariato, quello che vale deve essere fatto con l’impegno che si ha nel proprio lavoro…

 

23 aprile 04

To be continued….

parte seconda

 

 

 

Oliviero Toscani nasce a Milano e vive in Toscana con sua moglie Kirsti e i suoi tre figli. Ha studiato fotografia al Kunstgewerbesch le di Zurigo da 1961 al 1965 e comincia a lavorare per riviste di moda e così le sue foto appaiono in tutte le pubblicazioni internazionali come Elle, Vogue, Lei, Donna, GQ and Harper's. La collaborazione con Benetton inizia nel 1982 e questo rapporto gli procura diversi riconoscimenti come il Grand Prix d'Affichage, il Gran Prix dell'Unesco e la Medaglia all'Art Directors Club di New York.

Nel 1989 vince il Leone d'Oro a Cannes come regista pubblicitario. Sue foto si possono vedere in molti musei come la Biennale di Venezia, il Museum of Contemporary Photography of Chicago, il Museum of Moder Art a Tel Aviv e in altri musei internazionali. Sue recenti mostre sono al Kunstmuseet Trapholt a Kolding, Danimarca e a Firenze al Pitti Immagine dove sono esposte Le Facce uno degli argomenti preferiti.

 

   

 


 

 

direttore di indirizzo
fiorenzo bertan


curatori
elena ciresola - elecire@tin.it
giovanni federle - giofederle@tin.it
giovanna rizzetto - g_rizzetto@hotmail.com

collaborano

guido galesso daniela antonello

 

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