“L’arte è un modo di essere della realtà”
 
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Modulo 1 Premessa
  1.1 Arte e Museo, insieme per un Modello Italia per il patrimonio culturale
  1.2 Musei e Scuole: una sinergia possibile
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Premessa

1.1 Arte e Museo, insieme per un Modello Italia per il patrimonio culturale

«…le nostre collezioni sono riflesso immediato e deposito memoriale della nostra storia.» (1)

Le Collezioni, la memoria, la storia: ecco i nuclei fondamentali dell’itinerario nel museo storico-artistico, che, in I-talia, assume una peculiarità unica, nell’essere parte integrante del tessuto storico-urbanistico, nonché sociale-economico e religioso-politico delle nostre realtà cittadine e della nostra cultura.
 


(1) (2)
Salvatore Settis, Italia SpA, Einaudi, Torino 2002
Il problema del Museo d’Arte è il problema della raccolta, della conservazione e catalogazione di opere d’arte, che sul nostro Territorio ha una consistenza tutta particolare, definita dal fatto che c’è continuità tra l’opera, la Collezione o il Collezionista, la città che ospita la collezione. Questa continuità è il legame forte che esiste tra un ambiente, una città, la sua storia e le sue opere, sia che si parli di quadri sia che si parli di sculture o di edifici.
Lavorare sulle opere conservate in Italia è diverso che farlo su opere conservate negli Stati Uniti, perché là la storia del collezionismo è staccata dalla storia delle città, è tutta regolata su donazioni private a fondo perduto, qui la storia delle collezioni è la storia delle città, degli uomini e delle tradizioni di tutta una comunità.
 

Si veda il caso della Galleria degli Uffizi a Firenze, solo come esempio tra i più celebri di una Collezione, quella della famiglia dei Medici, accessibile al pubblico fin dalla fine del secolo XVI. I due riferimenti ai siti sotto riportati aiutano la comprensione del ruolo della Galleria fiorentina, e della soprintendenza relativa, e la comunicabilità virtuale odierna, con particolare attenzione alla sezione didattica:

rispettivamente alla storia della galleria e alla sezione didattica della Soprintendenza storica, artistica e demo-etno-antropologica di Firenze, Prato, Pistoia,

L’unicità del caso italiano, nella definizione di patrimonio culturale, è indagato da Salvatore Settis in un breve quanto preciso saggio, che schematizza così i punti essenziali tipici del patrimonio italiano:

Uffizi a Firenze, immagine dal sito

 

(3)
da Roberto Longhi, Proposte per una critica d’arte, in “Paragone”, n.1, 1950.

  1. «La concezione del patrimonio culturale come un insieme organico (di opere, monumenti, musei, case, pa-esaggi, città) strettamente legato al territorio che lo ha generato.
  2. L’idea che questo patrimonio nel suo complesso costituisce un elemento portante, irrinunciabile, della so-cietà civile e dell’identità civica, prima dei cittadini degli antichi Stati e poi dei cittadini italiani.
  3. Di conseguenza, la centralità del patrimonio artistico nelle strategie di gestione dello Stato, e l’impegno dello Stato a proteggerlo o assicurandosene la proprietà o stabilendo norme di tutela applicabili anche a quanto resta in mani private.» (2)

 

Parlare di Museo significa per noi parlare di cultura, di tradizione, di storia, perché il museo è radicato nella città e nel Territorio, perché raccoglie, come Istituzione che tutela e gestisce il patrimonio, le testimonianze del passato e del presente per farle conoscere. È qui la chiave di lettura della peculiarità italiana: la storia della collezione, la collezione, l’esposizione temporanea è conoscenza della nostra cultura, attraverso la fruibilità delle opere si attiva un’esperienza rispetto a idee, a concetti, a modalità di lavoro di artisti del passato e del presente. Ma l’opera vive in uno spazio, è parte di un contesto, anche se all’origine poteva essere stata pensata per un altro luogo, con un’altra serie di relazioni, con significati che si recuperano, a volte, solo attraverso i documenti e la storia.

Opera e luogo, ecco la relazione longhiana che qui s’inserisce come impostazione di metodo:
«L’opera d’arte, dal vaso dall’artigiano greco alla Cappella Sistina, è sempre un capolavoro squisitamente <relativo>. L’opera non sta mai da sola è sempre un rapporto.» (3)

 
Il riferimento al sito è un aiuto alla conoscenza virtuale del luogo: la galleria Borghese a Roma

Le scelte espositive sono condizioni di lettura e analisi delle opere, i temi curatoriali sono i perimetri del lavoro entro cui si muove il pubblico, anzi i pubblici. Sottolineare i pubblici significa guardare alla fruizione possibile del sistema museale: l’apertura novecentesca a grandi masse di spettatori ha reso il museo perno centrale di una cultura come ricerca attraverso temi, autori, tendenze, trasgressioni, confronti. Allora non solo si guarda all’opera nella situazione in cui vive, hic et nunc, ma si legge la trama delle idee curatoriali, quel filo rosso che sceglie, prima del pubblico, la collocazione dell’opera in una sala, il legame con un’altra e l’itinerario complessivo. La catalogazione dell’opera tra ‘600 e ‘700, dopo le prime raccolte di principi, come i Gonzaga o i Medici, nei secolo XV e XVI, avveniva inquadrandola nella sequenza cronologica, le stanze si misuravano con lo stesso autore e con il tempo or dinato della storia. La Galleria Borghese a Roma è esempio di una preziosa Collezione del raffinato cardinale Scipione, che amava cercare reperti dell’antichità e opere del suo presente, come raccolta di segni della cultura e della storia, ma anche come bene di investimento.

Doveva corrispondere ad un’enciclopedia del sapere, derivata dall’idea greca, prima, medioevale, poi, illuminista, infine, di un sapere completo ed esauriente, quel sapere che oggi si rivela, invece, per parti, per settori, parzialmente.

 


(4)
Peggy Guggenheim, 1898-1979, Una vita per l’arte, Rizzoli, Milano 1982.

Peggy Guggenheim è un altro esempio di collezionista, che, nel secondo dopoguerra vuole collezionare ‘un’opera al giorno’, costruendo una formidabile raccolta di opere del ‘900, conservate nel Palazzo Venier dei Leoni, a Venezia.

L’intuito di Peggy, il suo amore ‘per l’arte e per gli artisti’, come sottolinea lei stessa nella sua autobiografia, la portano a comprare opere, talvolta assecondata da critici, talvolta incompresa da critici. Come Giulio Carlo Argan, che, secondo Peggy, nel ’48 scriveva senza essere, come lei, dentro l’opera d’arte.


“L’introduzione alla mia mostra nel catalogo della Biennale venne scritta dal prof. Argan, il quale non riusciva a distinguere le varie correnti dell’arte moderna e scrisse un pezzo disordinato e confusionario.” (4)

Eppure la storia dell’arte di alcune generazioni di studenti è passata attraverso il celeberrimo testo scritto appunto dall’Argan, la storia dell’arte italiana dall’antichità ai giorni nostri. Italiana, appunto, scriveva Argan, mentre dagli anni ’60 esplodeva e ora continua una produzione artistica senza confini, anzi che vede nelle contaminazioni e nelle discussioni una creazione nuova, altra, rispetto alle avanguardie del primo ‘900.

Il sito della Fondazione che riunisce i musei Guggenheim presenti nel mondo, permette un orientamento nella comunicabilità di luoghi diversi, con un carattere uniforme di esposizione dato dal settore storico di appartenenza, il ‘900, si veda:

 

I musei Vaticani a Roma
Il museo d'Orsay a Parigi
Il Metropolitan Museum a NY

Alcuni esempi di siti museali servono per entrare nelle diverse realtà, servono di approccio a
tutte le modalità di lavoro del sistema museale, oggi, anche con Internet. Il museo virtuale si presenta ai pubblici, qui l'immagine presenta la Stanza della Segnatura, organizzando il sistema, prima che in situ, davanti ad uno spettatore curioso, che indaga: altro aspetto del sistema museale è la sua comunicazione virtuale, il suo modo di porsi nei confronti del mondo, ora importante anche nel sistema della ricerca e dello studio. Si vedano alcuni siti per confrontare modalità comunicative e sistemi dell’organizzazione.

I musei Vaticani si presentano con un sito sofisticato e tecnologicamente interessante: si avvale di dipinti antichi come sfondo delle pagine, ha esempi di navigazione interattiva con filmati VR (quelli che permettono di vedere la stanza a 360°) offre gradevoli assaggi delle opere con schede appropriate. sembra tuttavia privo di "servizi" tantomeno di sezione didattica. È un sito molto istituzionale fatto per essere fruito a distanza, mantenendo le distanze

Notevolmente diverso l'approccio del museo D'Orsay: i colori subito di forte impatto e il logo moderno e una gamma di servizi virtuali e reali offerta veramente completa (dall'accesso ai disabili ai corsi di formazione per insegnanti alle attività destinate ai giovani. alla boutique e al café).

Simili alle pagina del museo parigino quelle del Metropolitan di NY con una profondità notevole e una dettagliata spiegazione dell'offerta didattica sulle diverse fascie d'età.

È abbastanza intuitivo arrivare alla conclusione che i siti dei musei siano discretamente conformi all'approccio voluto e incentivato dalla politica del museo stesso: a museo "aperto" corrisponde un sito "aperto" accogliente, ricco che propone attività varie, in presenza -nel museo stesso- e a distanza, indirizzate a diverse fasce d'utenza.

 

 

( 5)
Giulio Carlo Argan, Introduzione alla Storia dell’arte italiana, Sansoni, Firenze 1988

(6)
Bruno Zevi, Storia dell’architettura moderna II, edizioni di Comunità, Einaudi, Torino 2001

(7)
Annali Pubblica Istruzione, Dossier, 5-6, 2000

1.2 Musei e Scuole: una sinergia possibile


L’arte è una delle culture dell’uomo, solo che passa con le immagini, anziché con le parole. «L’arte è una cultura i cui concetti sono espressi in immagini invece che in parole; e l’immaginazione non è che una fuga dal pensiero, è un pensiero altrettanto rigoroso che il pensiero filosofico o scientifico. Per intendere la struttura e i processi bisogna studiare le opere d’arte: l’arte è al livello più alto del pensiero immaginativo, come la scienza al livello più alto del pensiero razionale.» Giulio Carlo Argan, 1988 (5)

Se un obiettivo è riguadagnare un’immagine significativa della cultura, ecco che il Territorio può agire come l’ambiente della cultura e dell’identità, come luogo di esperienze, dove un Museo o una Mostra aprono alla ricerca di percorsi che diano senso alle operazioni quotidiane. «Nello spazio coincidono vita e cultura, interessi spirituali e responsabilità sociali. Perché lo spazio non è solo cavità vuota, <negazione di solidità>: è vivo e positivo. Non è solo un fatto visivo: è, in tutti i sensi, e segnatamente in un senso umano e integrato, una realtà vissuta.» (6)

Il Territorio, la città, gli edifici sono contesto e riferimento di azioni temporanee, come una visita, e di azioni co-stanti, come il processo di insegnamento-apprendimento della scuola, ma proprio il Territorio deve segnalare quella cultura che attraversa «le testimonianze concrete e visibili del passato e del presente», essendo queste «gli strumenti privilegiati di qualsiasi percorso di apprendimento, pertanto conoscere e condividere il patrimonio culturale e ambientale può essere uno degli elementi chiave per costruire questa identità culturale e questo senso di appartenenza”. (7)

Foto dal sito della collezione Guggenheim: Palazzo and Peggy's private gondola

 

Se il Museo ha fondamento nella Collezione di opere d’arte, la sua affermazione come strumento di conoscenza ha significato nella progettazione dell’apparato espositivo, didattico, funzionale ai percorsi di pubblici eterogenei. Il Museo è strumento privilegiato della conoscenza soprattutto per un pubblico come quello scolastico, perché può rendere l’esperienza del contatto con l’opera significativa di tutto un percorso poi fatto in aula.

Foto dal sito della collezione Guggenheim: Il Museo Solomon R Guggenheim nel 1969, durante l'esposizione di capolavori proveniente dalla Collezione Peggy Guggenheim

«I saperi offrono i materiali dell’imparare, ma acquistano significato in rapporto a come vengono collocati dentro il tessuto delle diverse forme linguistiche e delle strutture teoriche: di qui la centralità dell’epistemologia propria di ogni area di sapere, che fornisce alcune delle coordinate di riferimento per l’approccio didattico.» (8)

Questa unicità del ‘modello italiano’ fa muovere anche nella Scuola più di qualche preoccupazione, nell’ipotesi di Riforma della Scuola che si sta approntando ora. Cesare De Seta così esprime la tensione nei confronti di una Ri-forma, che, a livello disciplinare, modificherebbe alcuni impianti, come ad esempio storia dell’arte:
«Pierre Rosenberg, già presidente e direttore del Louvre, eminente studioso dell’arte francese e italiana mi diceva che lui le comitive degli italiani che sciamano per il suo museo –talvolta chiassose e indisciplinate- le riconosce dal modo in cui si misurano con un’architettura. Questa particolarità degli italiani –aggiungeva- deriva dal fatto che “voi studiate la storia dell’arte” […]
Meglio che vada è che essa finisca per essere una disciplina opzionale, soluzione efferata: perchè Donatello e Mi-chelangelo, Tiziano e Morandi non sono opzionali nella civiltà italiana. Sono essenziale sapere» (9)

 


Immagine dal sito del Louvre
(8)
Roberto Maragliano, Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nel prossimo decennio, Annali Pubblica Istruzione, Le Monnier, Firenze 1997

(9)
Cesare De Seta, Repubblica, 27.07.2003

(10)
L'articolo è leggibile per intero qui

(11)
Bobisut, Ciresola, Federle, Rizzetto, Insegnare Arte Insegnare Disegno, Armando, Roma in via di pubblicazione

Anche Antonio Paolucci, autorevole voce della museologia italiana, chiarisce, nel sito della Soprintendenza di Firenze, Prato, Pistoia, i significati delle azioni possibili da parte del museo, scrivendo: «Il primo dovere del museo, il suo vero e irrinunciabile compito istituzionale è l'educazione del pubblico; quella cosa molto difficile e molto importante che i nostri padri, con una bella parola oggi desueta, chiamavano "incivilimento".

"Incivilimento " è conoscenza del proprio passato (di città e di nazione) è orgoglio delle radici, è condivisione di una cultura comune, è assunzione di responsabilità. Significa -incivilimento- attraversare i saperi e la storia per ritrovarsi, al termine del percorso, "cittadini" e cioè testimoni, costruttori e custodi di un progetto collettivo. Che va lontano perché viene da lontano.» (10)

La sinergia possibile tra Museo, in questo caso, storico-artistico e Scuola è nella relazione educativa e didattica: l’occasione di una verifica sul campo, dentro le stanze di un museo, non può chiudersi in un’ora di visita o di percorso, deve costruire un insieme unico e collaborativo di azioni e motivazioni alla ricerca della conoscenza, alla ricerca dei segni di una cultura. Come? Utilizzando il Museo come motore di ricerca, dicevo in un mio scritto recente, (11) dove gli studenti provano, verificano, sperimentano, cercano le idee costruite con immagini o segni. L’esperienza museale deve diventare significativa di un’occasione per l’apprendimento, occasione privilegiata, ma non unica, e soprattutto non chiusa.

 
(12)
Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, Laterza, Roma Bari 1996

Oggi i Musei, non solo d’arte, hanno un apparato educativo organizzato per fasce di pubblico, dalle offerte individuali di audio-percorsi a operatori didattici per gruppi, con modalità diverse di interazione in base ai livelli di età. L’aspetto poi, non solo fruitivo, ma anche esperenziale, dell’opera, ha fatto costruire attività laboratoriali, dove i ragazzi provano a fare, a costruire, per riuscire a ragionare, quindi a scegliere, in base ad un problema estrapolato dal percorso museale.
«Progettare è facile quando si sa come si fa.
Tutto diventa facile quando si conosce il modo di procedere per giungere alla soluzione di qualche problema, e i problemi che si presentano nella vita sono infiniti: problemi semplici che sembrano difficili perché non si conoscono e problemi che sembrano impossibili da risolvere.» (12)

Non si conosce ad esempio l’alfabeto visivo, le strutture linguistiche dell’immagine, così da subire la percezione ed i messaggi di un’immagine, perché non riconosciamo gli elementi di base e dobbiamo farci condurre per mano da e-sperti di immagini. Eppure, sempre parafrasando Munari, «del come si fa a fare o a conoscere le cose» , basta conoscere un metodo, cioè «una serie di operazioni necessarie, disposte in un ordine logico dettato dall’esperienza».

Su Bruno Munari è utile consultare della RAI le pagine relative.

   

Senza il fare, la conoscenza ordina il sapere, lo rende anche visibile, ma non lo fa proprio, non diventa abilità di selezione e ricerca di conoscenze atte a impostare o risolvere un problema. Il laboratorio museale è oggi diffuso, per promuovere una costruzione personale o una rielaborazione dell’arte vista, letta o analizzata. Così come è diffusa la relazione tra didattiche, quelle museali e quelle disciplinari, dove il Museo offre una formazione specifica ai docenti sui temi dei percorsi espositivi.

Il legame tra il Centre Pompidou, per citare un museo- icona del XX secolo, e il pubblico scolastico è anche attraverso la formazione preventiva dei docenti non tanto sui temi museali, ma sulle modalità didattiche del lavoro proposto nel museo. Sono queste modalità che dovrebbero continuare tra l’educazione all’opera nel museo e l’educazione all’immagine, ma tornerò sull’argomento.

Il sito del Museo Pompidou.

 
 

Verifica. WEB QUEST

Il corso on line non è solo un mezzo per comunicare senza muoversi dalla propria postazione ma vuole creare la classe virtuale: una rete di persone che hanno formazione ed esperienza e attitudini diverse, e sono accomunate dall'interesse per uno stesso argomento, ma che sono disposte a condividere con gli altri queste loro risorse. Le informazioni prodotte da voi, anche in modo abbozzato, lanciate sulla classe virtuale sono materiale per la costruzione dell'apprendimento (cooperative learning). Scrivere e condividere la maturazione del proprio pensiero ci aiuta a chiarirlo e crea le premesse per un successivo rilancio, accrescimento e miglioramento da parte degli altri.

Titolo
Creare un percorso virtuale tra un museo italiano (a scelta) e alcune opere in esso contenute con il territorio d'origine, per uno studente della scuola secondaria.

"Infine: perché le potenzialità della tecnologia non dovrebbero essere usate in funzione della specificità del “modello Italia” di tutela, e cioè per creare “musei virtuali del territorio”, connettendo gli oggetti dei musei con le altre opere sparse nel territorio, mettendo in evidenza la rete e i nessi tra i beni musealizzati e quelli diffusi in città, chiese, ville?"
Italia S.p.A. di Salvatore Settis, Einaudi, Torino 2002

Prerequisiti
Conoscenze della storia dell'arte
Competenze di base dell'uso del computer

Curricolo
L'esercitazione ha lo scopo

- di affinare la conoscenza dell'uso dei motori di ricerca
- di conoscere i siti dei principali musei italiani
- imparare a collaborare alla classe virtuale
- di verificare le connessioni

Procedimento

  1. Formare gruppi di 3/4 membri. I gruppi possono avere durata limitata ad una verifica (durata prevista: 15 giorni) oppure funzionare per tutto il corso.
  2. Comunicare al forum un nome collettivo (es. Gli scout) e i nomi dei componenti
  3. Cercare le pagine web di alcuni importanti musei italiani. Per esempio segnaliamo il sito della galleria d'arte moderna di Bologna i musei di Roma.
  4. Individuare il museo che interessa e il suo relativo territorio
  5. Scegliere alcune delle opere presenti nel museo provenienti dal territorio in questione
  6. Trovare gli agganci storici-culturali e magari interdisciplinari tra le opere e il territorio
  7. Allestire il percorso utilizzando strumenti che consentono l'attivazione di link ipertestuali come Word, Power Point, o per chi ne ha le conoscenze anche il linguaggio html. I link ipertestuali sono quei collegamenti che si possono effettuare tra una parola -calda- e una espansione -testo, scheda, pagina con o senza immagini- come quelli che avete sperimentato in questa pagina web.

Link e risorse

Per cercare i musei si può iniziare da qui il motore di ricerca dei musei italiani

Per chi volesse cominciare ad usare Word o Power Point per costruire ipertesti si possono consultare alcuni corsi su internet per apprendisti.

Si può cominciare con lo strumento più semplice e a portata di mano la pagina di aiuto (help) del vostro programma preferito: si cercano le voci >>>collegamento ipertestuale

I corsi informatici di Volare con internet. Con il corso di "strumenti di presentazione" si intende Power Point e "Elaboratore testi" si intende Microsoft Word: una volta arrivati nella pagina occorre fare una registrazione per ottenere l'accesso. Per chi intende provare con un linguaggio più complesso come html sulla stessa pagina può trovare: Web Publishing & Computing - HTML e linguaggi di scripting.

sono interessanti e "tranquille" le spiegazioni in video di Emilio, sito RAI per Word e in Ecdl+ si trovano anche i seguenti argomenti utili per la ricerca su internet

  • Approfondimenti sull'uso di Internet
  • Gestione degli strumenti |informatici e problemi di standard
  • Gestione di contenuti multimediali
     


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Valutazione

Si tiene conto della rilevanza delle connessioni ritrovate rispetto al soggetto, dei caratteri pluridisciplinari dei riferimenti

 
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