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Educazione all’immagine e nuove tecnologie. Giovanni Federle ©


Comparso su Formazione e Insegnamento, rivista quadrimestrale di ricerca, documentazione e critica. anno 1 numero 1/2 - 2003


Saper leggere, interpretare e produrre le immagini fa parte del bagaglio essenziale della educazione e della vita di ogni uno; l’insieme delle tre abilità è una delle leve indispensabili per capire il contesto culturale e artistico della nostra tradizione e per acquisire le abilità espressive fondamentali dell’uomo. Le nuove tecnologie ci offrono mezzi versatili per la ricerca l’analisi e la comprensione delle immagini e dell’arte, e strumenti potenti, alla portata di tutti, per la produzione visiva e artistica.


Quando si considerano le discipline di arte e del disegno nella scuola secondaria è arduo, e allo stesso tempo intrigante, tracciarne la mappa, definire e contenere i nodi epi-stemologici: gli insegnanti che si potevano riconoscere sotto quella comune etichetta che li vedeva identificarsi nella “storia” dell’arte, cronologicamente intesa come da manua-listica, e nel “disegno” di architettura, sono impiegati nei ruoli più diversi nella realtà delle singole scuole, e all’interno di queste, nelle sperimentazioni che si sono stratificate nel corso degli ultimi vent’anni.

Li vediamo così inchiodati solo al classico ruolo di dispensatori di pillole di storia dell’arte e conduttori di visite museali o impegnati sulle nozioni di assonometria e prospettiva disegnata, a mezzo e mezzo nella magra apparizione settimanale in classe; catapultati nei laboratori di disegno con il computer (CAD), o nel più estremo dei casi, nei laboratori di Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) dove è così ampia e non meditata la forbice degli obiettivi didattici e delle competenze richieste al docente da far permettere che si impieghi nel ruolo qualsiasi insegnante, di buona o cattiva volontà, di qualsiasi specializzazione, tecnica, letterari, scientifica, artistica.


Considerazioni queste che costringono a riqualificare l’ambito disegnativo-artistico come educazione all’immagine, forzati come siamo, da una parte dalla discontinuità della situazione reale nelle scuole, dall’altra da una più corretta e aggiornata filosofia nell’approccio alla comunicazione visiva, che è cultura di tutto ciò che ricade nell’ambito visivo, dal basso retinico al momento più alto del fatto artistico, ridefinendo così la mappa dove il vertice orografico è rappresentato dal fenomeno artistico (con la fotografia, il cinema e la multimedialità) che fonda e dà l’interpretazione della nostra identità e cultura, si allarga in cerchi concentrici alla indagine della teoria della visione, che consente la lettura dell’arte visiva, iscrive la pratica delle tecniche tutte, fino all’esplorazione dei linguaggi visivi, in ogni direzione possibile, anche nella sovrapposizione con gli altri linguaggi.

La Scuola di Specializzazione crede fermamente nell’importanza e nella centralità “dell’educazione all’immagine”, esorcizzando l’incubo degli ultimi mesi, che si alimenta delle voci di soppressione delle materie artistiche nella secondaria o di riduzione a materia opzionale, perfettamente in linea con il tentativo suicida di annientare l’identità culturale degli italiani attraverso il progressivo smantellamento delle funzioni di conservazione e tutela e dei beni artistici.


L’educazione all’immagine è necessaria ancora per contrastare il dilagare di un soffocante “brutto Paese” che sta prendendo il sopravvento sul “bel Paese” , di un esibito e dilagante pasticcio visivo in cui viviamo, dal microambiente - il corpo delle persone, con tatuaggi e piercing, agli oggetti: la carta stampata, la televisione, l’abbigliamento, l’arredamento - al macroambiente - i muri delle abitazioni, la comunicazione urbana - dove tutto si equivale o si svaluta nella assoluta incapacità della massa di distinguere, per cui disprezzare, se necessario, o apprezzare e conservare gelosamente dove
occorre, nella generale incultura dei fatti visivi.

Nuove tecnologie

Provati anche dall’esperienza, vi sono alcuni vantaggi indubbi che le nuove tecnologie – i computer multimediali in rete internet, i cdrom - portano nell’ambiente didattico, van-taggi ancora più incisivi se i mezzi sono integrati dentro spazi polifunzionali con materiale di consultazione - i libri - e attrezzature di laboratorio - videoregistratori, tavoli da disegno; i vantaggi si possono così riassumere:


spostano il focus dell’azione didattica dall’insegnante allo studente


5 contribuiscono a rafforzare le motivazioni all’apprendere


facilitano un apprendimento non mediato dal linguaggio e dalla parola, perciò “percettivo motorio”, contro un apprendimento “simbolico ricostruttivo”


contribuiscono ad una atmosfera collaborativa


facilitano percorsi di apprendimento individualizzato.

 

Nell’ambito della educazione all’immagine le nuove tecnologie assumono una funzione rilevante perché potenziano le abilità progettuali attraverso il disegno, la grafica e la rap-presentazione tridimensionale - ricordiamo che il computer è un artefatto cognitivo, un potenziatore di capacità intellettuali, non è perciò banalmente assimilabile ad un artefatto come il tecnigrafo.

Le nuove tecnologie offrono un potenziamento delle possibilità nello studio dell’arte e della sua storia con la messa in rete di una grande quantità di immagini e di ricostruzioni ambientali, dando la possibilità di effettuare le operazioni di analisi attraverso la scomposizione, manipolazione, indagine coloristica, di con-fronto come strumento di verifica della teoria e della critica degli aspetti compositivi dell’opera; di uso in contesti diversi, di ricostruzione multipla non solo di ambienti fisici ma anche culturali - mappa, linea del tempo - di montaggio di sequenze, presentazioni e ipertesti.

Nell’ambito del disegno e della progettazione, nelle sue varie forme, dalla grafica, all’architettura, al design, alla multimedialità, le nuove tecnologie sono entrate di prepotenza nel mondo professionale: si impongono quindi nel momento di formazione del progettista come momento non eludibile della sua crescita. Aiutano l’innalzamento del livello professionale perché anche chi non è dotato di particolari doti intui-tive progettuali ha la possibilità di verificare il progetto in simulazione. Avvicinano la fase progettuale alla fase realizzativa con le varie forme di simulazione, 3D dove si progettano oggetti, 2D dove si progetta grafica.

Momenti che implicano una capacità critica che può venire solo dall’abitudine a ragionare per confronti e analisi del problema ed è la scuola il luogo deputato a farlo con l’insegnante come facilitatore di apprendimento non più come dispensatore. Sui metodi didattici specifici da mettere in gioco il ragionamento si farebbe lungo e meritevole di altri spazi.


Segnalazioni bibliografiche


Sull’attacco al patrimonio culturale italiano in atto negli ultimi anni, di cui il capitolo scuola è uno degli episodi più inquietanti:

Salvatore Settis, Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, Einaudi, Torino 2002


L’utilizzo efficace del computer, con occhio smaliziato e non fideistico, è descritto in modo efficace da Antonio Calvani, I nuovi media nella scuola, Carocci editore, Roma 1999.


La rivista on line del Politecnico di Milano affronta con numeri monografici le diverse problematiche del disegno e design

digitale:http://www.mediadigitali.polimi.it/ddd/questo.htm



 

     
   

giofederle@101010.it